Palazzo Reale: una tappa di storia, arte e cultura

Piazza Plebiscito
Linea metro 1 – Fermata Municipio o Toledo

Il Palazzo Reale è un edificio storico ubicato in piazza del Plebiscito, nel centro storico di Napoli, di fronte alla splendida Basilica reale pontificia di San Francesco di Paola.

Da qui si accede al suo ingresso principale ma l’intero complesso, che comprende i giardini, la Biblioteca Nazionale e il teatro San Carlo, si affaccia anche su piazza Trieste e Trento, su piazza del Municipio e su via Acton.

L’inizio dei lavori di costruzione risale al 1600, ma solo nel 1858 raggiunse il suo aspetto definitivo: alla sua edificazione e ai relativi lavori di restauro hanno partecipato numerosi architetti tra cui Domenico Fontana, Gaetano Genovese, Luigi Vanvitelli, Ferdinando Sanfelice e Francesco Antonio Picchiatti.
Fu la residenza storica dei viceré spagnoli per oltre centocinquanta anni, della dinastia borbonica dal 1734 al 1861, interrotta solamente per un decennio all’inizio del XIX secolo dal dominio francese con Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat, e, a seguito dell’Unità d’Italia, dei Savoia: ceduto nel 1919 da Vittorio Emanuele III di Savoia al demanio statale, è adibito principalmente a polo museale, in particolare gli Appartamenti Reali, ed è sede della biblioteca nazionale.
La facciata principale del Palazzo Reale si apre su piazza del Plebiscito e ha una lunghezza di centosessantanove metri. La facciata è realizzata in mattoni di cotto rosato, piperno e pietra vulcanica dei Campi Flegrei.

La parte inferiore presentava originariamente portici per tutta la sua lunghezza. Le arcate furono successivamente murate per volere di Luigi Vanvitelli. All’interno della nuova muratura furono aperte delle nicchie, nelle quali, dal 1888, si posero le statue dei principali regnanti di Napoli, con l’intento di rappresentare una continuità della dinastia sabauda con la storia napoletana; da sinistra verso destra si riconoscono: Ruggero II di Sicilia opera di Emilio Franceschi, Federico II di Svevia di Emanuele Caggiano, Carlo d’Angiò di Tommaso Solari, Alfonso V d’Aragona di Achille D’Orsi, Carlo V d’Asburgo di Vincenzo Gemito, Carlo III di Spagna di Raffaele Belliazzi, Gioacchino Murat di Giovanni Battista Amendola e Vittorio Emanuele II di Savoia di Francesco Jerace.

Dall’ingresso principale si accede un cortile. Nel progetto originario di Domenico Fontana, in corrispondenza dei tre ingressi, dovevano aprirsi tre cortili, collegati tra di loro tramite degli androni voltati: tuttavia a essere costruito fu solo quello in corrispondenza dell’ingresso centrale, il cosiddetto Cortile d’Onore. Si presenta a forma quadrata, con cinque arcate su ogni lato, di cui quella centrale di maggiori dimensioni e a sesto ribassato.

L’Appartamento Reale è posto al piano nobile del palazzo: dal 1660 al 1734 è stato utilizzato come luogo di rappresentanza dei viceré spagnoli e austriaci, dal 1734 al 1860 appartamento privato e pubblico dei Borbone e, con l’unità d’Italia, appartamento d’etichetta dei Savoia. L’appartamento è stato aperto al pubblico nel 1919 dopo essere entrato a far parte degli Istituti di Antichità e Arte dello Stato, mentre il suo aspetto musealizzato si deve ai lavori di restauro eseguiti al termine della Seconda guerra mondiale.

L’allestimento delle sale è rimasto pressoché intatto dopo l’ultima sistemazione effettuata in epoca borbonica e descritta negli inventari sabaudi del 1874. Le decorazioni interne delle camere ripercorrono solitamente le vicende delle varie personalità di spicco delle dinastie che le hanno abitate, adeguandosi al gusto e alle mode del periodo in cui erano realizzati.

I dipinti delle sale, per lo più di scuola settentrionale ed europea, a cui si aggiunge qualche artista napoletano, provengono dalla collezione Farnese, dalle raccolte borboniche, come ad esempio le tele di scuola caravaggesca del Seicento, acquistate ai primi dell’Ottocento, o ritratti olandesi fatti acquistare da Domenico Venuti a Ferdinando I delle Due Sicilie, e dalle chiese napoletane che venivano chiuse: tuttavia in palazzo non vanta una vera e propria collezione, ma solo pezzi a sé stanti in quanto, nel corso degli anni, numerose opere, per volere sia dei Borbone che dei Savoia, sono state trasferite in altri musei, come quello di Capodimonte, insieme all’Armeria reale e alle porcellane, oppure al Museo archeologico nazionale, o in palazzi sedi di enti pubblici. Il mobilio, in stile rococò e barocco, è stato realizzato da ebanisti napoletani tra il XVIII e il XIX secolo o portati dalla Francia durante la permanenza a Napoli di Gioacchino Murat, insieme a tappeti a arazzi, alcuni dei quali tessuti anche dalla Reale Arazzeria di Napoli. Resiste un buon numero di pezzi di artigianato: si tratta di porcellane, soprattutto di Sèvres, orologi, sculture in bronzo e marmo e lavori in pietre dure. Per accedere alle stanze del re venivano utilizzate delle chiavi d’argento e d’oro, custodite dai gentiluomini di camera: diverse di queste si trovano al museo civico Gaetano Filangieri di Napoli.

Il giardino del Palazzo Reale è ciò che rimane degli antichi giardini del palazzo Vicereale: questo giardino di passeggio venne realizzato nel 1842 dal botanico tedesco Friedrich Dehnhardt sfruttando lo spazio che si era venuto a creare a seguito della demolizione di alcuni edifici adibiti a maneggio tra il Palazzo Reale e il Maschio Angioino.

Il giardino presenta delle aiuole disegnate con un andamento casuale e sinuoso, mentre le piante ospitate variano tra specie locali e altre esotiche, come Ficus macrophyllaStrelitzia nicolaiPersea indicaPinus canariensisMagnolia grandifloraJacaranda mimosifolia e Cycas revoluta: le piante sono contraddistinte da cartellini che ne riportano la data della messa a dimora.

Tutto il giardino è cinto da una cancellata con lance dalle punte dorate; presso il cancello d’ingresso, nel 1924, Camillo Guerra realizzò uno scalone per fornire la biblioteca nazionale di un ingresso autonomo, dalla forma di esedra: ai lati è decorato da due Palafrenieri in bronzo, opera di Peter Jakob Clodt von Jürgensburg, copia di quelli realizzati a San Pietroburgo e dono dello zar Nicola I in ricordo del suo soggiorno a Napoli nel 1845.

Fonte: Wikimedia Commons