Palazzo Venezia

Palazzo Venezia

Indirizzo: via Benedetto Croce, 19
Metro: linea 1, stazione piazza Dante-stazione Toledo
Orari di apertura: 10,00-13,30/15,30-19,00

Questo antico palazzo, per oltre tre secoli e mezzo, dal 1412 al 1797, fu sede di consoli, ambasciatori e residenti veneti e proprio a questo motivo deve il suo nome. Confina con Palazzo Filomarino, che per lungo tempo fu residenza del filosofo Benedetto Croce che lo definì “il napoletano Palazzo di Venezia”.

Oggi la sua trascorsa nobiltà è visibile nella scala, la loggia e in alcune decorazioni sopravvissute sul lato destro dell’edificio; le decorazioni interne, che pure dovevano essere preziose e numerose, invece, sono andate completamente distrutte.

Eppure, si tratta di uno dei più bei palazzi napoletani trecenteschi, sebbene i restauri effettuati nel 1609-1610, nel Settecento e poi nel secolo successivo ne abbiano totalmente alterato l’aspetto.

I primi rapporti tra Napoli e Venezia risalgono al 1175; nel 1226 la Serenissima Repubblica di Venezia dette incarico a uno dei suoi mercanti di comprare frumento in quello che allora era il Regno sul cui trono sedeva Federico II di Svevia.

Nel 1332 un console veneziano decise di stabilirsi a Napoli per occuparsi degli affari inerenti all’intero Regno. Fu così che, nel 1412, il re di Napoli Ladislao d’Angiò Durazzo decise di donare alla città di Venezia un palazzo confiscato alla famiglia Sanseverino affinché ne facesse sede della sua rappresentanza diplomatica.

Da allora prese il nome di Palazzo Venezia. L’edificio assunse un rilievo di primo rango fin dall’età aragonese, quando diventò sede di una vera e propria ambasciata.

Poi, a partire dal 1565, agli ambasciatori si sostituirono i rappresentanti diplomatici detti “residenti”. L’ultimo diplomatico veneto ad abitare nel sontuoso palazzo di questa strada che allora si chiamava via Trinità Maggiore fu proprio un “residente”.
Il 17 ottobre 1797, col trattato di Campoformio, l’indipendenza della Repubblica di Venezia svanì per sempre e, nel 1815, il Congresso di Vienna stabilì che il palazzo passasse all’Austria che poi lo mise in vendita. Acquistato dal giurista Gaspare Capone, l’edificio fu completamente ristrutturato per adeguarlo alle tendenze artistiche dell’epoca; il nuovo proprietario, nel corso dei rifacimenti, provvide ad apporvi, sulla volta dell’androne, lo stemma del suo marchesato.
A seguito di vicende ereditarie, l’edificio passò nel 1818 ai duchi Tixon, antica e illustre famiglia che seguì i Borbone di Spagna, quando si stabilirono in Sicilia e poi a Napoli, nel Regno delle due Sicilie.

Di notevole interesse è il cortile, con la sua struttura impostata su tre archi di cui quello centrale con profilo ribassato e che costituisce l’ingresso a quelle che dovevano essere all’epoca le scuderie. Bellissimo, sul lato sinistro del cortile, lo scalone monumentale costituito da tre rampe che si affacciano sul cortile interno e lungo il quale sono affisse targhe che ricordano i vari restauri e i vari proprietari del palazzo.

Di rilievo il giardino pensile, con la casina pompeiana di gusto neoclassico al primo piano e la facciata suddivisa in tre campate intervallate da coppie di colonne doriche, sovrastate da un ampio timpano.

Il giardino, sebbene trasformato nel corso del tempo, è tuttavia testimonianza dei caratteri fondamentali e caratteristici dei giardini del centro antico di Napoli. Nei giardini antistanti, una piccola cappella detta “grotta della Madonnina”.

Oggi Palazzo Venezia è tornato a nuova vita grazie all’Associazione “PA.VE.” che opera negli ambienti dell’antica dimora offrendo al pubblico diverse attività culturali: corsi di pianoforte, danza, violino, mandolino, ritmica; laboratori di arte orafa e lavorazione del corallo nonché itinerari formativi per ragazzi, esposizioni di arte e artigianato. Le splendide stanze di Palazzo Venezia possono essere ospitare venti privati.